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15 Maggio 2018di Ikem0

L’erba medica usata nel trattamento delle pelli come riconciante rinnovabile?

 

Le sfide del settore conciario italiano

Il ciclo di lavorazione della pelle coinvolge ancora molte sostanze classificate come pericolose sia per il lavoratore che per l’ambiente. La sicurezza nella manipolazione di tali sostanze a monte, gli effetti che possono comportare per l’utilizzatore a valle del manufatto in pelle e la qualità del carico inquinante che la loro immissione nell’ambiente comporta non danno il quadro completo della loro impronta ecologica. Una visione più completa, oltre che gli sforzi necessari per lo smaltimento dei reflui e dei fanghi residui della lavorazione, contempla anche il grado di sostenibilità di un prodotto inteso come minore consumo possibile di risorse non rinnovabili. Quest’ultimo aspetto riveste un’importanza sempre più crescente nell’ottica di un processo sempre più virtuoso.

Nella sola fase di riconcia del cuoio, sono ancora molti i prodotti di origine petrolifera che si impiegano per realizzare i più svariati articoli in pelle in virtù delle loro pregevoli caratteristiche organolettiche e della loro costanza di risultato. Dall’altro lato, a parziale svantaggio, è constatato che è possibile rilevare nei manufatti terminati sostanze non desiderate quali, per citarne alcune, cromo esavalente, formaldeide e fenoli.

L’erba medica come alternativa?

Sviluppo di un innovativo riconciante per il cuoioIl progetto “Sviluppo di un innovativo riconciante per il cuoio dal riutilizzo delle fibre vegetali di scarto dell’erba medica” presentato da IKEM la scorsa estate 2017, ha vinto il bando per il sostegno a progetti sviluppati da aggregazioni di imprese erogato dalla Regione Veneto nell’ambito del piano “POR FESR 2014-2020”.

Il progetto è coerente con l’ambito di specializzazione delle industrie creative: coinvolge due aziende conciarie del distretto vicentino della pelle e un’impresa chimica.

Il progetto prevede di adottare soluzioni innovative riutilizzando materiali di scarto (residuo fibroso dal frazionamento dell’erba medica allo stato verde) finalizzate alla realizzazione di lavorazioni creative e al miglioramento delle produzioni tradizionali. In particolare, le pelli trattate con il nuovo riconciante “green”, dovrebbero consentire di ottenere manufatti per calzatura, arredamento e abbigliamento con caratteristiche simili agli standard qualitativi attuali ma con un notevole incremento della sostenibilità ambientale. Sfruttando il residuo fibroso proveniente dal frazionamento dell’erba medica allo stato verde, si sottolinea l’attenzione ad un uso efficiente delle risorse naturali da parte dell’azienda.

 

Recupero, riciclo e biodegradabilità

L’innovazione proposta intende sostituire le sostanze sintetiche utilizzate in riconcia con innovativi biopolimeri atossici derivanti da scarti dell’industria agricola. Il progetto di un nuovo riconciante si inserirebbe quindi in un’ottica di economia circolare, con una duplice valenza:

  • recupero e riutilizzo di materiali di scarto o sottoprodotti a basso valore aggiunto del settore primario, che verrebbero utilizzati come materia prima nella produzione del nuovo riconciante;
  • ottenimento di articoli in pelle esenti da sostanze pericolose e quindi facilmente riciclabili alla fine del loro ciclo di vita.

Lo sviluppo dell’innovativo riconciante ed il suo inserimento nel processo produttivo dei pellami ha l’obiettivo di offrire un vantaggio tangibile anche agli impianti di depurazione. Mirando a sostituire il cromo, la termovalorizzazione dei fanghi risulterebbe drasticamente migliore. Mirando a sostituire altri riconcianti invece, reflui e fanghi di risulta sarebbero comunque più facilmente processabili. I biopolimeri indagati risultano infatti più biodegradabili rispetto ai comuni tannini sintetici o vegetali di almeno il 50%.

Si ipotizza inoltre che i nuovi biopolimeri, una volta industrializzati, possano offrire l’opportunità di limitare il costo di alcuni prodotti chimici attualmente in uso in riconcia grazie al minor costo delle materie prime per la loro realizzazione. I nuovi pellami sviluppati con la nuova tecnologia potrebbero permettere alle aziende conciarie di conquistare nuove quote di mercato, in particolare nel settore dell’industria creativa dell’alta moda, dove il cliente finale oggi chiede un prodotto piacevole con una più elevata sostenibilità ambientale.

In conclusione si può dire che il progetto di ricerca vuole intercettare due linee guida per l’innovazione: la creatività e la sostenibilità ambientale.

Per maggiori informazioni, non esitare a contattarci.